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Riflessioni: la moda è sempre omologazione?

sfilate a Milano

Negli ultimi tempi mi sono capitati degli episodi che mi hanno portato ad alcune riflessioni sulla moda e su come si muovono gli acquisti di vestiti ed accessori…

Tralasciando la fascia di clienti adolescenziali, che hanno proprio un bisogno psicologico di omologazione nel gruppo,  e dei negozi che hanno questa fascia come target di acquirenti, penso ai clienti adulti che la fase dell’omologazione nel gruppo dovrebbero averla passata da un pezzo e dei bambini, per cui sono ancora (o dovrebbero essere) i genitori a decidere gli acquisti.

Se la domanda e l’offerta sono strettamente collegate guardando le scelte dei negozianti posso cercare di analizzare le richieste ed i desideri del cliente, e qui casca l’asino: io abito in una città medio piccola, intorno ai 60.000 abitanti, ma quello che vedo guardando le vetrine ed i passanti in centro è desolante, l’omologazione è trasversale a tutte le età, in nessun negozio ci sono oggetti con un’anima, tutte cose prodotte in serie da grandi aziende che, per quanto belle, non hanno personalità e la moda (e forse anche la vita) non è certo questo, la moda è fatta di estro, di arte, di personalità e di oggetti speciali.

Poi mi viene da pensare che forse mi sono fatta troppo esigente, girando per i blog delle artiste e per le vetrine di Etsy, vorrei che nei negozi si trovassero oggetti unici e belli come quelli che amo guardare grazie al mondo globale e mi chiedo: ma sarà solo qui questa desolazione di idee oppure ci sarà anche nel resto d’Italia e del mondo “reale”? E se questo fenomeno è diffuso cosa stiamo insegnando ai nostri bambini che ci osservano e ci analizzano per capire che strada scegliere?


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